Scuola di Atene

Teoria e Storia dell'Ontologia

di Raul Corazzon - e-mail: raul.corazzon[at]formalontology.it

 

L'Ontologia in Italia. Una Guida per gli Studenti di Filosofia

(Pagina in costruzione - sarà aggiornata nei prossimi mesi)

Per maggiori informazioni consultare:

 

INTRODUZIONE

Negli ultimi anni anche in Italia si è manifestato un interesse crescente per l'ontologia, ma non esiste una pagina web che presenti agli studenti italiani le pubblicazioni disponibili nella nostra lingua ed i Centri di studio dedicati all'argomento; il mio obiettivo è di contribuire a colmare, almeno in parte, questa lacuna; chi desidera approfondire l'argomento con riferimenti agli studi in altre lingue troverà nelle altre pagine del sito informazioni sufficienti, che non saranno ripetute qui.

Negli ultimi anni in Italia sono stati organizzati alcuni importanti convegni sulla storia dell'ontologia:

Questi ed altri avvenimenti e la pubblicazione di lavori sia di carattere introduttivo che di livello più avanzato, mi sembrano una ragione sufficiente per tentare un panorama delle pubblicazioni disponibili in lingua italiana; considerato il carattere informativo di questa pagina, come del resto di tutto il sito, saranno prese in considerazione opere di diverse tendenze (filosofia analitica, fenomenologia, ecc.): il criterio prevalente per l'inserimento nella pagina sarà la qualità dei lavori e per i testi più importanti saranno riportati gli indici e dei brevi estratti.

Particolare attenzione sarà riservata ai lavori disponibili in italiano sugli autori compresi nella Tavola degli Ontologi (PDF), che sono quelli a cui sono dedicate pagine monografiche del sito, in parte già realizzate.

Critiche, suggerimenti e segnalazioni di eventuali errori sono particolarmente gradite; il sito è aperto alla collaborazione di tutte le persone interessate all'argomento che abbiano un contributo originale da dare.

 

LIBRI RECENTI SULL'ONTOLOGIA

A) TESTI INTRODUTTIVI

  1. Filosofia e logica . Edited by Carrara Massimiliano and Giaretta Pierdaniele. Cosenza: Rubbettino 2004.

     

  2. L' ontologia della proprietà intellettuale. Aspetti e problemi . Edited by Bottani Andrea and Davies Richard. Milano: Franco Angeli 2006.

     

  3. Metafisica. Classici contemporanei . Edited by Varzi Achille. Bari: Laterza 2007.

     

  4. Ontologie regionali . Edited by Bottani Andrea and Davies Richard. Milano: Mimesis 2007.

     

  5. Ontologia sociale. Potere deontico e regole costitutive . Edited by De Luca Paolo. Macerata: Quodlibet 2008.

     

  6. Bonino Guido. Universali / Particolari. Bologna: Il Mulino 2008.

     

  7. Caputo Stefano. Fattori di verità. Milano: AlboVersorio 2006.

     

  8. De Monticelli Roberta and Conni Paolo. Ontologia del nuovo. La rivoluzione fenomenologica e la ricerca oggi. Milano: Bruno Mondadori 2008.

     

  9. Di Lucia Paolo. Ontologia sociale: potere deontico e regole costitutive. Macerata: Quodlibet 2003.

     

  10. Ferraris Maurizio. Ontologia. Napoli: Guida 2003.
    Indice: Introduzione 3; 1. Dalla metafisica alla ontologia 9; 2. Dalla ontologia all'epistemologia 21; 3. Apriori concettuale 31; 4. Apriori materiale 41; 5. Prescrivere e descrivere; 6. Il ritorno della ontologia 55; Riferimenti bibliografici 61; ANTOLOGIA. 67-159; Glossario 161-166.

    "È nel 1613 (*) che si trovano le prime attestazioni del termine 'ontologia', nelle opere di due autori di enciclopedie filosofiche che operano indipendentemente l'uno dall'altro: Rudolph Göckel (o Rodolphus Goclenius, nella latinizzazione da lui stesso proposta; Corbach 1547-Marburgo 1628, Antologia, 5), che ne tratta di sfuggita nel Lessico filosofico e Jacob Lorhard - su cui non ho trovato ragguagli -, nel Teatro filosofico, e che credo codifichino - in qualità di lessicografi - un uso ormai invalso. Non è secondario che questo battesimo abbia luogo nell'epoca in cui si scatena la rivoluzione scientifica: i metafisici si concepivano come dei commentatori di Aristotele, gli ontologi ritengono - a torto o a ragione - di rompere con la tradizione aristotelica e scolastica, alla luce dello sforzo di risistemazione metodica delle conoscenze che caratterizza un periodo in cui assistiamo o alla radicale riforma di saperi tradizionali, come la logica, la fisica e la matematica, o all'invenzione di saperi nuovi, come la semiotica, l'estetica e, per l'appunto, l'ontologia." p. 14-15

    "Le possibilità applicative che si aprono per l'ontologia riflettono le due anime, descrittiva e prescrittiva, che hanno attraversato la nostra storia, specie nel suo tratto terminale. Nell'approccio prescrittivo, l'opzione di fondo è quella per cui l'ontologia costituisce un elemento di un processo unificato sotto il profilo epistemologico. L'ontologia, qui, sarebbe una scienza assimilabile alla chimica o alla fisica, sottoposta a revisioni e a progressi determinati da scoperte empiriche. Se questo è il suo assetto metodologico, quanto alle finalità l'obiettivo è la costituzione di un linguaggio ontologico universale, che valga per ogni livello di realtà, dal fisico al sociale. Nell'approccio descrittivo, invece, l'ontologia applicata si configura come una riattivazione delle problematiche delle scienze dello spirito ma con un più marcato impianto oggettivistico.
    La prima opzione è prevalente nei problemi su cui portano l'attenzione, nei brani antologizzati, Nicola Guarino (Messina 1954, Antologia, 27) e Barry Smith (Antologia, 28). Qui il problema è classificare, e l'idea di fondo è dimostrare l'applicabilità dei metodi e delle teorie ontologiche all'informatica, movendo dall'ipotesi di lavoro che l'ontologia tradizionale abbia tutti gli strumenti per risolvere una della difficoltà principali con cui l'informatica ha dovuto confrontarsi in questi anni, cioè la ricerca di una lingua franca che semplifichi la condivisione delle conoscenze e la loro comunicabilità, ossia che permetta l'integrazione sistematica dei database. Tuttavia, anche una buona classificazione e chiarificazione di oggetti ed eventi sociali costituisce un indispensabile campo di indagine, più vicino agli interessi di una metafisica descrittiva e di una fisica ingenua. Qui il problema è esplicitare l'ontologia soggiacente a entità e relazioni invisibili e immateriali (diritti, pretese, obblighi, status) che risultano tuttavia, come scriveva un allievo di Husserl, Adolf Reinach (Mainz 1883-Dixmuiden, Belgio 1917), solide 'come alberi e case', tali dunque da limitare e indirizzare il nostro rapporto con il mondo, che non apparirà più - come volevano i teorici delle scienze dello spirito - una pura creazione storica, pur rivelando una complessità bene attestata nel brano di John Searle (Denver 1932, Antologia, 29) con cui si chiude il nostro compendio." pp. 58-59.

    Nota di Raul Corazzon: in realtà il termine "ontologia" compare per la prima volta nel 1606, nel sottotitolo della prima edizione di un libro di Jacob Lorhard (1561-1609) Rettore dell'Università di S. Gallo in Svizzera, "Ogdoas Scholastica", ignorata finora dagli studiosi e da me scoperta il 16 maggio 2003.

     

  11. Gnoli Claudio and Scognamiglio Carlo. Ontologie e organizzazione della conoscenza. Lecce: Pensa MultiMedia 2008.
    "Questo libro si propone come introduzione critica all'ontologia per la knowledge organization, in primo luogo per rispondere a un'esigenza editoriale, non essendo attualmente presenti nel panorama librario strumenti analoghi in lingua italiana. Secondariamente, per lo stile prospettico che lo caratterizza, il testo vuole accompagnare il proprio profilo introduttivo con una proposta di lavoro interdisciplinare e metterne in evidenza le potenzialità.
    A partire da un'indagine sopra il rapporto tra la nozione filosofica di ontologia e le sue varianti "applicative" in ambito informatico e di organizzazione delle conoscenze, il volume presenta sistematicamente i modelli teorici e applicativi dell'indicizzazione semantica, illustrandone i limiti e le parzialità. Quale prospettiva di cambiamento e di riorganizzazione del paradigma scientifico, i due autori insistono sull'importanza dell'approccio ontologico nella risoluzione dei problemi di interoperabilità tra basi di dati e sistemi informativi. Il meta- modello dei livelli di realtà, rielaborato a partire dall'ontologia di Nicolai Hartmann e mediato da teorie più recenti, può costituire l'architettura di un sistema di organizzazione della conoscenza capace di presentare I'interconnessione di tutti gli aspetti della realtà e al contempo la loro irriducibile diversità."

     

  12. Marsonet Michele. La metafisica negata. Logica, ontologia, filosofia analitica. Milano: Franco Angeli 1990.

     

  13. Runggaldier Edmund and Kanzlan Christian. Problemi fondamentali dell'ontologia analitica. Milano: Vita e Pensiero 2002.
    A cura di Sergio Galvan

     

  14. Toccafondi Fiorenza. L'essere e i suoi significati. Bologna: Il Mulino 2000.

     

  15. Valore Paolo. L' inventario del mondo. Guida allo studio dell'ontologia. Torino: UTET 2008.

     

  16. Varzi Achille. Parole, oggetti, eventi e altri argomenti di metafisica. Roma: Carocci Editore 2001.

     

  17. Varzi Achille. Ontologia. Roma-Bari: Editori Laterza 2005.
    Indice: Ringraziamenti V; Introduzione 3; 1. Che cos'è l'ontologia 7; 2. Come si fa ontologia 32; 3. Temi dir ricerca 51; Cos'altro leggere 139; Riferimenti bibliografici 145; L'autore 175.

    "In quanto segue cercheremo di illustrare un po' meglio le ramificazioni di questo genere di considerazioni, intorno alle quali verte gran parte della discussione filosofica attualmente dedicata all'ontologia. In particolare, nella prima parte (capitoli 1 e 2) ci concentreremo su due ordini di questioni, e cioè (a) se l'ontologia si riduca davvero alla domanda «Che cosa esiste?», e (b) quali siano gli strumenti di cui ci si può servire per affrontare questa domanda (ed eventualmente altre che rientrano nel campo d'indagine dell'ontologia). Tanto (a) quanto (b) sono principalmente questioni di carattere metafilosofico, e fanno tutt'uno con il problema di demarcare il campo d'interesse dell'ontologia rispetto a quello della metafisica in senso lato. Nella seconda parte del testo (capitolo 3) cercheremo invece di fornire un quadro dei quesiti concreti di cui si occupano gli ontologi nel momento in cui procedono con l'esercizio effettivo della loro professione, quali che siano la visione di fondo e le metodologie a cui fanno riferimento. Sarà un quadro molto approssimativo, ma consentirà di identificare almeno alcune delle linee di ricerca attualmente più seguite. Del resto questo sarà anche il nostro limite: tanto nell'ultima parte quanto nei capitoli che la precedono ci limiteremo appunto al panorama attuale. La storia dell'ontologia meriterebbe un trattamento a parte e qui non verrà considerata se non in maniera tangenziale." pp. 4-5.

     

  18. Velardi Andrea. Verità e realismo. Per una ontologia dei dati della conoscenza. Reggio Calabria: Falzea 2007.

     

B) TESTI AVANZATI

  1. "Logica e ontologia," Epistemologia 12 (1989).

     

  2. "Oggetti flat," Rivista di Estetica 20 (2002).
    A cura di Luca Morena e Achille Varzi.

     

  3. Linguaggi dell'ontologia. Atti dell' VIII Colloquio su filosofia e religione, Macerata, 13-15 maggio 1999. A cura di Ferretti Giovanni. Pisa - Roma: Istituti editoriali e poligrafici internazionali 2003.

     

  4. "Ontologia dell'arte," Rivista di Estetica 23 (2003).
    A cura di Pietro Kobau.

     

  5. "Ontologie," Sistemi Intelligenti 15: 401-569 (2003).

     

  6. Significato e ontologia. A cura di Bianchi Claudia and Bottani Andrea. Milano: Franco Angeli 2003.

     

  7. Analogia e autoreferenza. A cura di Basti Gianfranco and Testi Claudio A. Genova: Marietti 1820 2004.
    Indice: Presentazione 7; Franca D'Agostini: Autoriferimento e paradossi: una introduzione 9; Alberto cevolini: Analogia fisica, logica delle operazioni noetiche e autoreferenzialità: contributo al realismo riflessivo 75; Joseph M. Bochenski: Sulla analogia 131; Gianfranco Basti: Analogia, ontologia formale e problema dei fondamenti 159; Alberto Strumia: L'analogia e le scienze 237; Claudio A. Testi: Analogia, logica formale e paradossi 267; Sergio Parenti: L'analogia dei nomi: dai paradossi al linguaggio teologico 333; Bibliografia generale 365; Notizia sugli autori 389-392.
    Dalla Presentazione: "Che l'autoreferenzialità sia una caratteristica discriminante della modernità, è oggi una affermazione quasi scontata. Ma chi la sostiene dovrebbe essere in grado di rispondere ad almeno due questioni preliminari: a che cosa si sostituisce, da che cosa è preceduta l'autoreferenzialità? E in secondo luogo: è davvero certo che l'autoreferenzialità sia una "scoperta" della modernità? Alla prima questione si può rispondere in modo inequivocabile: il mutamento di paradigma che sancisce l'inizio dell'epoca moderna concerne il passaggio dal primato della analogia al primato della autoreferenza. L'analogia rappresenta l'orizzonte speculativo all'interno del quale si muove per lo più la filosofia classica e medievale. In essa trova posto una concezione stratificata del reale il cui fondamento metafisico risiede nella dottrina della partecipazione. Solo quando questa concezione stratificata (dal particolare all'universale, dalla specie al genere e così via) viene messa in discussione, si può cominciare a parlare di modernità. D'altra parte è altrettanto legittimo dubitare della ricostruzione storica che attribuisce alla modernità il primato dell'autoreferenzialità. Nelle argomentazioni logiche e gnoseologiche sia classiche che medievali l'operazione autoreferenziale è già conosciuta e affrontata in modo rigoroso, sia nei suoi risvolti positivi (l'autocoscienza ad esempio), sia nei suoi risvolti negativi (i paradossi). Resta allora da capire in che cosa consista davvero la cesura che separa le strutture teoriche ed epistemologiche moderne da quelle premoderne e in quale misura la modernità sia del tutto scevra da problematiche di tipo analogico.
    Colmando una lacuna notevole della cultura filosofica e scientifica contemporanea, questo libro si propone come primo passo verso una comprensione dei complessi e articolati rapporti che sussistono fra analogia e autoreferenza. Gli studi qui raccolti prediligono un livello di argomentazione teoretico piuttosto che storico-ricostruttivo, come mostrano del resto le nuove formalizzazioni della analogia presentate nei
    saggi di Basti, Testi e Strumia, le quali si affiancano alla "classica" formalizzazione di Bochenski, qui per la prima volta tradotta in italiano. I contributi di Cevolini, Parenti e D'Agostini mirano d'altra parte a chiarire il nesso che lega fra loro autoreferenzialità, analogia e paradossalità, discutendo di volta in volta sia la possibilità di paradossi non autoreferenziali (D'Agostini), sia la possibilità di concepire l'analogia fisica come presupposto dell'autoreferenzialità moderna (Cevolini), sia infine la possibilità di usare l'analogia come strumento di soluzione dei paradossi linguistici (Parenti)."

     

  8. "Il realismo ontologico di Gustav Bergmann," Rivista di Estetica 24 (2004).

     

  9. "Ontologie analitiche," Rivista di Estetica 26 (2004).
    A cura di Massimiliano Carrara e Pierdaniele Giaretta.

     

  10. "Il pregiudizio a favore del reale," Rivista di Estetica 30 (2005).
    A cura di Luca Morena e Achille Varzi (sulla teoria dell'oggetto di Alexius Meinong).

     

  11. "Semantica e ontologia," Rivista di Estetica 32 (2006).
    A cura di Luca Morena e Giuliano Torrengo.

     

  12. Il problema dei fondamenti. Da Aristotele a Tommaso d'Aquino all'ontologia formale. A cura di Strumia Alberto. Siena: Cantagalli 2007.

     

  13. Bottani Andrea. Il riferimento imperscrutabile: olismo, ontologia e teoria del significato. Milano: Franco Angeli 1996.

     

  14. Carrara Massimiliano. Impegno ontologico e criteri d'identità. Un'analisi. Padova: CLEUP Editrice 2001.

     

  15. Hartmann Nicolai. Introduzione all'ontologia critica. Napoli: Guida 1972.
    Traduzione italiana di: Der philosophische Gedanke und seine Geschichte, Systematische Selbstdarstellung, Neue Ontologie in Deutschland.

     

  16. Lesce Francesco. Un' ontologia materialista. Gilles Deleuze e il XXI secolo. Milano: Mimesis 2005.
    Indice: Prefazione di Toni Negri 5; Introduzione. Gilles Deleuze. L'anomalia materialista. 7; I. Dýnamis tôn pánton 13; II. Ontologia positiva: Sein ist Zeit 33; III. Materia-tempo 63; IV. Della potenza d'essere. "Gioia eterna del divenire" 87; Conclusioni. Del pensare e del creare. In nome di un "popolo a venire" 123-127.

    "Un'«ontologia materialista» è il titolo di questo lavoro su Deleuze di Francesco Lesce. Un discorso singolarmente maturo che riesce infatti a percorrere, ad un tempo, l'itinerario filosofico di Gilles Deleuze e a costituirlo in una articolata ontologia materialista per il presente. Il confronto che Gilles Deleuze sviluppa con le filosofie del '900 è qui ricostruito in maniera piena. Con qualche passaggio che senz'altro arricchisce le letture che di Deleuze si sono fatte.
    C'è in Deleuze una capacità di definizione e scavo dell'immanenza assoluta che strappa la fenomenologia del moderno alla caratterizzazione che ne avevano dato Heidegger e la fenomenologia. Successivamente, l'analisi della temporalità si confronta qui con lo «slancio vitale» di Bergson, anche in questo caso strappando il contesto ontologico ad ogni precostituzione ed ad ogni teleologia dell'essere. Il bergsonismo costituisce uno degli strati dell'indagine deleuziana, in nessun caso la soluzione del problema ontologico. In positivo: prima Hume, poi Spinoza, permettono a Deleuze la definizione della potenza d'essere; quanto la demistificazione empirista degli universali e dei processi di causazione sia importante e come questa si impianti sui presupposti dell'immanentismo moderno, Lesce comincia a mostrarlo con estrema chiarezza. Del legame Spinoza-Deleuze sappiamo ormai tutto, ma del processo costitutivo humiano, da Deleuze così profondamente letto, in realtà nella letteratura deleuziana si dice poco. Si preferiscono riferimenti generici a qualche corrente pragmatista o letteraria americana piuttosto che l'insistenza sulla critica humiana (Hume come alternativa di Kant). E a partire da questo inquadramento generale che - secondo Lesce - la dimensione della praxis diventa fondamentale in Deleuze e rappresenta la soluzione del suo pensiero. Una soluzione positiva, una politica che si fa immediatamente ontologia, che assume la critica e la dissoluzione del positivo come apertura all'avvenire, come avventura etica." p. 5.

     

  17. Orilia Francesco. Ulisse, il quadrato rotondo e l'attuale re di Francia. Pisa: Edizioni ETS 2002.

     

  18. Pagani Paolo. Contraddizione performativa e ontologia. Milano: Franco Angeli 1999.
    Presentazione di Carmelo Vigna

     

  19. Poli Roberto. Ontologia formale. Genova: Marietti 1992.
    "L'autore che con più attenzione ha cercato di delimitare il concetto di ontologia formale è stato Husserl. Dalla prima formulazione delle Ricerche logiche, alle analisi presenti nella successiva e variamente stratificata produzione teoretica husserliana, il concetto di ontologia formale, pur presentando raffinamenti e articolazioni, rimane sostanzialmente immutato nei suoi tratti fondamentali. Il fatto è degno di nota perché indica che la retrocessione genetica al fondamento costitutivo dell'esperienza esula dall'ambito pertinente alle questioni di ontologia formale. Le motivazioni che supportano questa osservazione rinviano al fatto che l'ontologia formale tratta l'oggetto come qualcosa che è già stato costituito e che in un qualche modo è dato, mentre non si cura del processo di costituzione dell'oggetto né dei suoi modi di datità soggettiva. Questo solo fatto è sufficiente a spiegare la ragione per cui si è finiti con il parlare di ontologia formale in due distinti sensi. Una accezione perfettamente congruente al main stream della filosofia contemporanea è quella che possiamo definire analitica: l'ontologia formale è quella sezione dell'ontologia che si ricomprende dal punto di vista della logica formale. Il principale esponente di tale posizione è certamente Nino Cocchiarella. A partire dal riconoscimento che ogni particolare scienza riguarda il suo specifico «modo di essere», egli afferma che «la metafisica..., o ciò che possiamo chiamare ontologia formale, riguarda lo studio e lo sviluppo di differenti formalizzazioni che concernono il sistematico coordinamento di tutti i 'modi' o categorie dell'essere sotto le più generali leggi. Usualmente... ogni 'modo di essere' all'interno di una particolare ontologia formale è rappresentato da un tipo di variabile vincolabile, il cui ruolo sintattico dovrebbe riflettere... il ruolo ontologico di tale "modo di essere"». In tale accezione l'ontologia formale studia in particolare le caratteristiche logiche della predicazione e delle varie teorie degli universali. L'altra accezione, che chiameremo fenomenologica, trova come detto i propri riferimenti primari nei lavori di Husserl, in particolare nelle Ricerche logiche, nelle Idee, in Logica formale e trascendentale e in Esperienza e giudizio. In prima istanza, di essa possiamo dire che è interessata in particolare ai problemi delle parti e dell'intero e della dipendenza. Nonostante le loro differenze, le due forme di ontologia formale presentano, per molti aspetti, rilevanti sovrapposizioni. In ogni caso a tutt'oggi manca sia uno studio sistematico delle categorie e degli strati che compongono la ontologia formale sia una analisi sistematica dei temi affrontabili da una ontologia formale. Una delle ragioni che può contribuire a spiegare tale mancanza risiede nel fatto che la distinzione fra le due accezioni di ontologia formale, per quanto apparentemente semplice e non problematica, nasconde in effetti sia le ragioni della loro sostanziale unità sia i reali motivi della loro effettiva differenza teoretica." pp. 51-52 (note omesse).

     

  20. Velardi Andrea. Verità e realismo. Per una ontologia dei dati della conoscenza. Reggio Calabria: Falzea 2007.

     

  21. Voltolini Alberto. Riferimento e intenzionalità: per un'ontologia del discorso. Pisa: ETS 1992.
    Prefazione di Michael Dummett

 

C) OPERE SULLA STORIA DELL'ONTOLOGIA

  1. "Storie dell'ontologia," Rivista di Estetica 22 (2003).
    A cura di Tiziana Andina e Carola Barbero.

     

  2. Aristotele e i suoi esegeti neoplatonici. Logica e ontologia nelle interpretazioni greche e arabe. Edited by Celluprica Vincenza and D'Ancona Cristina. Napoli: Bibliopolis 2004.
    Atti del convegno internazionale Roma 19-20 ottobre 2001

     

  3. La crisi dell'ontologia. Dall'idealismo tedesco alla filosofia contemporanea. Edited by Ruggiu Luigi and Navarro Cordón Juan Manuel. Milano: Guerini e Associati 2004.

     

  4. Platone e l'ontologia. Il «Parmenide» e il «Sofista». Milano: AlboVersorio 2004.

     

  5. La storia dell'ontologia. Edited by Storace Erasmo. Milano: AlboVersorio 2005.

     

  6. Aristotele e l'ontologia. Milano: AlboVersorio 2007.

     

  7. Plotino e l'ontologia. Sostanza, assimilazione, bellezza. Milano: Alboversorio 2007.

     

  8. Storia dell'ontologia. Edited by Ferraris Maurizio. Milano: Bompiani 2008.

     

  9. Courtine Jean-François. Il sistema della metafisica. Tradizione aristotelica e svolta di Suárez. Milano: Vita e Pensiero 1999.
    A cura di Costantino Esposito. Prefazione all'edizione italiana di Giovanni Reale

     

  10. De Francesco Michele. Il realismo analitico. Logica, ontologia e significato nel primo Russell. Milano: Guerini e associati 1991.

     

  11. Di Vona Piero. L'ontologia dimenticata. Dall'ontologia spagnola alla Critica della ragion pura. Napoli: La Città del Sole 2008.
    "Il nostro studio prende le mosse da un fatto, mal conosciuto e spesso considerato marginale: con l'avvento dell'Umanesimo e del Rinascimento la Scolastica medievale non si estinse, ma al contrario conobbe un'era di straordinario sviluppo sia in Europa, sia nei paesi dell'America neolatina. Questo rinnovamento durò fino ai primi decenni del Settecento. In questo periodo, tra gli ultimi decenni del secolo XVI e per tutto il XVII secolo, si costituì una scienza che assunse il nome di ontologia. In questa scienza la dottrina medievale della "trascendenza" dell'ente, e delle proprietà che a questo spettano in quanto ente, raggiunse la massima perfezione e si completò in una teoria unitaria e sistematica. Nel corso del Settecento, con l'avvento dell'Illuminismo, l'ontologia divenne una scienza dimenticata in Europa, mentre nei paesi dell'America neolatina la Scolastica dell'età moderna raggiunse il suo massimo sviluppo. (...)
    Le grandi storie della filosofia dei secoli XIX e XX accantonarono migliaia di libri stampati nell'età moderna, nei quali si era espresso il pensiero scolastico, per dare esclusivo rilievo agli autori che per tutti al giorno d'oggi rappresentano il pensiero moderno da Telesio fino a Hume. Quando Kant con la sua Critica della ragion pura riprese a svolgere una dottrina del trascendentale, l'ontologia e la sua teoria dei concetti "trascendenti" era già una scienza dimenticata. Forme diverse del trascendentale si affrontano, si complicano e si contrastano senza riuscire ad unirsi nel "gran libro" di Kant che ha impresso un segno indelebile su tutta la filosofia posteriore. Pur pretendendo ad una rivoluzione copernicana, il trascendentale kantiano non riesce a sostenere un valido confronto speculativo con la dottrina ontologica dei concetti "trascendenti" elaborata dal-la Scolastica nell'età moderna. Inoltre, il trascendentale kantiano assume forme incompatibili per la convinzione di Kant dell'eterogeneità delle forme della conoscenza umana. Infine, Kant, dopo aver criticato la metafisica, si rifugia, già nella Critica della ragion pura, nei postulati della ragion pratica: la libertà umana, l'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima umana. Egli dichiara la sua fede cristiana e la impone da filosofo cristiano alla filosofia.
    Il confronto del trascendentale kantiano con la dottrina ontologica dei concetti "trascendenti" è l'argomento di questo studio. Il principale modo di "trascendere" del trascendentale kantiano è l'accompagnamento di tutte le rappresentazioni e di tutti i concetti da parte dell'io penso. Fin dal tempo di S. Tommaso d'Aquino la modalità di "trascendenza" di un termine trascendentale era la sua inclusione in tutti i concetti spettanti all'ordine delle categorie. La "trascendenza" d'inclusione verso la metà del Seicento fu criticata e respinta dai metafisici spagnoli Rodrigo de Arriaga ed Antonio Bernaldo de Quirós. Ma fu solamente nel Pharus Scientiarum di Sebastiàn Izquierdo che l' adiectio assunse la dignità di una forma del trascendentale, e la trascendenza per adiectionem metaphysicam venne a sostituire la "trascendenza" d'inclusione dei concetti trascendentali, e si propose come una dottrina universale che tutti gli Scolastici di qualunque tendenza avrebbero potuto accettare. La via era aperta all'io penso kantiano che deve poter accompagnare tutte le nostre rappresentazioni.
    A quella disputa secentesca, ed alla dottrina dei concetti "trascendenti" dovuta ad Izquierdo, bisogna alla fine risalire per trovare l'ultimo fondamento speculativo della principale forma del trascendentale kantiano. Quali che siano stati gli intermediari che condussero Kant alla sua concezione dell'accompagnamento dell'io penso, questi assunsero senza dubbio una funzione servile, mentre è a quella disputa del Seicento ed alla dottrina di Izquierdo che bisogna riportarsi alla fine per spiegare il significato speculativo dell'accompagnamento dell'io penso. La metafisica spagnola è l'ultima matrice dell'accompagnamento kantiano, e l'ultimo fondamento speculativo del trascendentale kantiano, senza il quale il trascendentale kantiano non ha ragione di esistere." (dalla Premessa pp. 13-14.)

     

  12. Gamba Alessandro. In principio era il fine. Ontologia e teologia in Nicolai Hartmann. Milano: Vita e Pensiero 2004.

     

  13. Gilson Étienne. L'essere e l'essenza. Milano: Massimo 1988.

     

  14. Girgenti Giuseppe. Il pensiero forte di Porfirio. Mediazione fra henologia platonica e ontologia aristotelica. Milano: Vita e Pensiero 1996.

     

  15. Kobau Pietro. Essere qualcosa. Ontologia e psicologia in Wolff. Torino: Trauben 2004.

     

  16. La Rocca Claudio. Esistenza e giudizio. Linguaggio e ontologia in Kant. Pisa: ETS 1999.

     

  17. Poggi Stefano. Le leggi del pensiero tra logica, ontologia e psicologia: il dibattito austro-tedesco, 1830-1930. Milano: Unicopli 2002.

     

  18. Romano Francesco. L' Uno come fondamento. La crisi dell'ontologia classica. Palermo: CUECM 2004.

 

PUBBLICAZIONI DISPONIBILI SU INTERNET (in formato PDF)

Kevin Mulligan - Metafisica e ontologia - Aut Aut 310-311 (2002): pp. 116-143.

Achille C. Varzi - Sul confine tra ontologia e metafisica - Versione finale pubblicata sul Giornale di metafisica 29 (2007): pp. 285–303.

Gianfranco Basti - "Analogia, ontologia formale e problema dei fondamenti" pubblicato nel volume a cura di Gianfranco Basti e Claudio A. Testi "Analogia e autoreferenza", Genova-Milano, Marietti 1820, (2004) pp. 159-236.

Claudio A. Testi - "Analogia, logica formale e paradossi" (zippato, 152 KB).

 

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Ultima modifica: Tuesday, March 09, 2010